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caratteristiche tecniche 
 

I parametri che sono stati presi in considerazione come influenti sul fenomeno di instabilità sono: Identificazione al computer delle deformazioni.

 

D= diametro medio della sfera;

 

t= spessore;

 

t1=spessore nella zona equatoriale;

 

R=raggio del cilindro presente lungo l’asse polo Nord – polo Sud;

 

r=raggio di raccordo tra cilindro e sfera.

 

 

Il galleggiante sferico della Artemar è costruito mediante l’accoppiamento di due semigusci realizzati con materiale termoplastico stampato con procedimento ad iniezione.
L’accoppiamento avviene mediante processo di termosaldatura (procedimento
“a lama calda”) lungo tutta la fascia equatoriale, zona lungo la quale è stata realizzata una maggiorazione dello spessore che porta una serie di benefici alla struttura in termini di resistenza meccanica e di minimizzazione del fenomeno di instabilità, che si concretizza con la formazione di una bugna, le cui dimensioni dipendono da una serie di parametri geometrici, nonché dalle caratteristiche del materiale.
Il primo beneficio che porta l’incremento dello spessore nella zona equatoriale è proprio sulla saldatura; infatti, il procedimento utilizzato garantisce una efficienza del giunto saldato pari al 90% rispetto al materiale continuo (realizzato di stampaggio), ma grazie all’incremento di spessore il giuntosaldato offre una resistenza meccanica superiore alle zone in cui c’è continuità di materiale, tanto da non diventare una zona critica, bensì una
zona di irrobustimento della struttura.
Il galleggiante sferico, presenta al suo interno, lungo l’asse polo Nord, polo Sud un cilindro cavo necessario a garantire l’ancoraggio del galleggiante stesso al componente da sorreggere.
La struttura del galleggiante è stata ottimizzata e studiata, mediante analisi agli elementi finiti, proprio per minimizzare il fenomeno di instabilità e quindi le
dimensioni della bugna che si viene a formare conseguentemente allo stato tensionale indotto della pressione.
 

Dallo studio analitico effettuato con un modello matematico messo a punto con approccio sperimentale allo scopo di avere disponibile uno strumento progettuale utilizzabile per poter ottimizzare strutture con caratteristiche
geometriche o di materiali differenti è emerso che:
• il raggio R del cilindro presente lungo l’asse polo Nord – polo Sud ed il raggio r di raccordo tra cilindro e sfera sono poco influenti sul fenomeno di
instabilità; • sul fenomeno di instabilità pesa molto il rapporto D/t, che ovviamente è stato
ottimizzato per avere una situazione accettabile;
• a parità di D/t molto importante è lo spessore t1 del materiale nella zona equatoriale, da cui dipendono sia il posizionamento della bugna di instabilità, sia le sue dimensioni.
Nelle immagini che seguono è infatti possibile vedere il risultato dell’analisi agli elementi finiti (è riportata la distribuzione dello stato tensionale
evidenziato da una mappa con diverse colorazioni) che confronta la struttura con spessore costante con la struttura con spessore incrementato nella sola
zona equatoriale Da una attenta lettura dei risultati dell’analisi strutturale sopra riportati si può
osservare che nel caso in cui la struttura presenta un incremento dello spessore nella zona equatoriale porti ad avere una riduzione della zona
interessata dalla formazione della bugna con un conseguente aumento del carico di instabilità pari al 10%.
In conclusione, quindi, l’incremento dello spessore nella zona dell’equatore risolve diverse problematiche: • elimina il problema della riduzione di resistenza meccanica a causa della presenza di un giunto saldato; • semplifica il processo di saldatura;
• evita la fuoriuscita di bave dal cordone di saldatura, consentendo così una maggiore e migliore compenetrazione tra i corpi saldati, come conseguenza di una maggiore pressione applicata sui due semigusci da saldare;• riduce i problemi legati all’instabilità portando alla crescita del carico di
stabilità del 10% circa.

 

info@artemarsrl.it